


Dall’antico Egitto ai nasi contemporanei: come nasceva il profumo ieri e oggi
Il profumo ha origini affascinanti e millenarie.
Già intorno al 3000 a.C., nell’antico Egitto, si bruciavano resine profumate come incenso, olibano e mirra durante cerimonie religiose, riti di purificazione e momenti di meditazione. I profumi erano considerati doni degli dèi e venivano utilizzati anche per l’imbalsamazione.
Intorno al V secolo a.C., i Greci iniziarono a perfezionare l’arte della profumeria, introducendo un uso quotidiano dei profumi sia sul corpo che negli ambienti.
I Romani, tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C., portarono questa abitudine a un livello ancora più alto: usavano profumi per il corpo, gli abiti, le pareti delle case e persino per i cavalli da parata.
Durante il Medioevo (dal IX al XIII secolo), furono gli Arabi a rivoluzionare la profumeria grazie all’invenzione dell’alambicco e alle tecniche avanzate di distillazione. Questo permise di ottenere oli essenziali puri da piante e fiori, dando vita ai primi profumi alcolici.
Nel Rinascimento (XIV–XVI secolo), l’arte profumiera fiorì in Italia e in Francia. Le botteghe veneziane e fiorentine erano rinomate per la qualità delle essenze, mentre a Grasse, in Provenza, nacque quella che oggi è ancora considerata la capitale mondiale del profumo.
Tra il Settecento e l’Ottocento, il profumo iniziò a essere prodotto in modo più industriale, pur mantenendo uno stretto legame con la tradizione artigianale. Nascono in questo periodo alcune delle maison più celebri, ancora attive oggi.
Oggi, la profumeria artistica e indipendente rappresenta una nuova epoca d’oro: una perfetta unione tra conoscenza antica, passione e innovazione. I profumieri contemporanei – detti “nasi” – continuano a esplorare nuove materie prime, nuove tecniche e nuove emozioni da raccontare.
Una fragranza, oggi come ieri, resta un potente veicolo di memoria, identità e immaginazione.





